di Claudia Negrisolo

Educatrice cinofila FICSS

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Il ritorno ad Ovest, il Bassotto alto e le periferie che sanno di libertà (seconda parte)


Eravamo rimasti alla nostra macchina parcheggiata a Nicosia. Il caldo, il cielo blu che più blu non si può, i gattoni tra la gente nella parte occupata, i gattoni sui bordi delle strade nella Nicosia Greca. Una Nicosia più conformista, più Europea e (non solo geograficamente) più occidentale.


Ma torniamo al nostro viaggio verso Ovest. Terra di vini e colline, di frutteti e turisti.

Inglesi e russi espatriati, pensionati di lusso che hanno acquistato la residenza e, insieme a questa, il privilegio di vivere in estate 9 mesi all'anno.

Giovani mamme britanniche che scorrazzano bimbi perfettamente bilingui tra greco e inglese. Papà che telefonano impegnati mentre guidano macchine giganti. McDonald, Burger King, Patatine fritte e le solite creme solari. Cala la notte e tornano gli abbai sulla nostra collina nascosta dalla frenesia di giugno. Andiamo a scoprire cosa succede.

Usciamo e chiediamo alla gente della costa Ovest dove siano i cani che abbaiano. "In periferia". "I cani non si fanno vedere". "Mangiano i rifiuti". "Sono sempre di più". "Mi fanno paura".

"Chi se ne occupa?" chiediamo ad un giovane cameriere. "Ci sono delle ragazze che hanno un negozietto a Polis, forse loro ti sanno dire qualcosa di più, io non li ho mai visti".

Torniamo a casa senza incontrare nessun altro.

L'indomani ci spostiamo a Polis, cerchiamo il negozietto.

Entriamo sudatissimi e un po' intimiditi dalla situazione.

Il negozio è pieno di cianfrusaglie di ogni tipo, al muro decine di foto di cani e due signore britanniche ci accolgono chiedendoci se abbiamo bisogno di qualcosa. Gli spieghiamo in qualche modo chi siamo e le nostre curiosità. Scopriamo che loro si occupano di raccogliere i cani dalla strada, per lo meno quelli che scelgono un territorio (secondo loro) troppo vicino alla Main Road. Una volta raccolti li portano in un "centro di accoglienza cani" (si chiama così) nell'entroterra e cercano possibili adozioni in Inghilterra. Mi torna la tachicardia. L'immagine del cane randagio, nato e cresciuto in una cittadina dispersa su un' isola del Mediterraneo, in aereo per il Regno Unito mi pietrifica ogni volta che ne sento parlare. "Abbiamo sempre pochi fondi purtroppo, i cani hanno caldo, fame e vengono uccisi".

"Ma chi li uccide".

"La gente per la strada"

"E la polizia cosa fa?"

"Niente, non gli interessa"

Ho improvvisamente un déjà vu.

Mi torna alla mente il mio amico turco, venditore di caffè nell'afa di Nicosia.

Mentre parliamo, il mio sguardo scorre automaticamente sulle foto dei cani recuperati dalla strada. Sono soprattutto di piccola e media taglia, soprattutto incroci di cani da caccia, mix di barboncini, labrador e molossi. Le razze presenti su un territorio raccontano molto del modo in cui una comunità vive il cane.

Vedere così tanti cani da caccia mi fa pensare che molti vengano persi mentre lavorano insieme ai cacciatori e mai recuperati.

Le signore gestiscono il negozi ed offrono in beneficenza ai progetti di recupero dei cani randagi una percentuale dei ricavi, accettano donazioni e reindirizzano i potenziali adottanti ad un "centro di recupero" che si trova nell'entroterra.

Scopriamo una leggenda che narra di una principessa egiziana, la quale una volta approdata a Paphos si spaventa per la quantità di serpenti ed ordina alla sua flotta di tornare in Egitto e riempire la nave di gatti.

Scopriamo che sono proprio i gatti a scacciare i cani dal centro di Polis, ma secondo loro questo vale solo per questo paesino della costa.


Le signore ci salutano, forse un po' deluse per non essere riuscite a farci adottare un cane.

"Se conoscessero il mezzolabrador, capirebbero perché non riteniamo necessario aggiungere altri membri al nostro gruppo" penso.


Mentre torniamo a casa incontriamo un pick-up con una muta di segugi che abbaiano eccitati. Sono gli unici fortunati che vengono accarezzati dal vento, mentre il proprietario, in tuta mimetica, viaggia veloce verso la Paphos Forest.

casa

Seduti sulla bollente terrazza di tufo della nostra casetta isolata, decidiamo di andare a trovare la signora che si prende cura, nell'entroterra, dei cani recuperati dalla strada.

Le telefoniamo, le raccontiamo chi siamo, cosa ci facciamo sull'isola, riceviamo le solite domande incuriosite "perché vi interessate di cani?" Le raccontiamo del mio lavoro, della nostra curiosità scientifica riguardo gli animali nei diversi luoghi del mondo...si interessa molto all'argomento e fissiamo quindi un appuntamento. Al mattino arriviamo al luogo concordato e chiamiamo la signora. Il telefono risulta spento. Aspettiamo per una sudatissima mezz'ora e ordiniamo l'ennesimo ice coffee ad un tizio che non parla alcuna lingua a ìnoi comprensibile.

La signora non risponde. "Peccato! Speriamo ci richiami".



Ed ecco che, proprio quando ci stavamo chiedendo come procedere, arriva la sorpresa. Andiamo ad esplorare, in solitudine, una periferia nascosta di una cittadina secondaria sulla costa Nord della parte Sud (il solito problema di Cipro e dei suoi muri), ci muoviamo lentamente, più in maniera spontanea, che per avvistare animali, e poi ci si avvicina lui. Basso, davvero molto basso per la dimensione della sua testa. Color caramello. Orecchie da labrador, muso da molosso e altezza da bassotto uscito un po' alto.

Una meraviglia. Una meraviglia estremamente confusa che corre verso di noi speranzoso.

Zero collare.

Ad inseguirlo una lei.

Più piccola, naso e orecchie da segugia, muscoli nervosi da terrier. Buffa come poche altre volte mi è successo di vedere.

Si litigano le nostre attenzioni e ci strappano risate incontenibili. "Non sapete per quanto tempo abbiamo sperato di incontrarvi" pensiamo noi. Ridiamo a crepapelle e andiamo con loro verso la spiaggia. I due improbabili randagi ci seguono, ma la sabbia brucia e si fermano sul limitare della pineta. Nell'ultimo pezzettino di ombra. Da lì possono controllare i nostri zaini e pure noi, che corriamo in acqua a rinfrescarci.

Eravamo già felici così. Finalmente vedevamo qualche cane libero dal guinzaglio, felice di incontrarci, a proprio agio con l'ambiente e con le persone. Ci guardano mentre facciamo il bagno e quando torniamo all'ombra li troviamo lì. Seduti vicini ai nostri zaini ad aspettare chissà cosa. Quando torniamo sorridenti da loro sono così felici che neanche il Mezzolabrador dopo due settimane che non ci vede. Pranziamo seduti vicini e dividendo un pezzo di panino.

Ci portano a scoprire una fontanella di acqua fresca e proprio in quel momento, dal nulla, appare una coppia di giovani del posto con un segugione al guinzaglio (cortissimo) e collare a strozzo (tiratissimo). Si spaventa ad ogni rumore e strattona.

Non tira perché sa di essere al guinzaglio, ma ogni volta che vede qualcosa di interessante, tira uno strattone alla ragazzina che lo tiene.

Ad ogni strattone lei gli urla di smetterla. I nostri due buffi compagni di merenda si alzano e vanno a cercare di conoscere il nuovo arrivato della pineta, ma il proprietario del segugione, spaventato, incomincia ad inseguirli, promettendo calci.

Inizia una scena davvero incredibile. Lui prova a colpirli e loro, affrontando la situazione, ci dimostrano che sono abituati a schivare gesti violenti.

Cambiano traiettorie e continuano a cercare di raggiungere il segugiotto ignorando i calci maldestri del proprietario.

Al terzo o quarto tentativo, uno dei calci raggiunge il molosso/bassotto ed entrambi i nostri amici scappano veloci dalla nostra vista.



Ora che avevamo capito in che luoghi si nascondevano, sapevamo come muoverci.

E così incontriamo cani randagi in continuazione.

Il segreto era avvicinarsi al territorio delle zone industriali. I luoghi in cui l'uomo non vuole andare, ma lascia gli avanzi della sua presenza. In altre parole: i rifiuti!

I cani delle periferie non avevano bisogno di noi, non sembravano affamati o preoccupati di qualcosa, se non di avere a disposizione ombra e pozze di acqua. Per il cibo non sembra esserci problema: bastano i cassonetti dei rifiuti.

Li abbiamo incontrati sempre in gruppi (quasi sempre di due), molti erano piccoletti e a pelo ruvido. In quei momenti sceglievamo spesso di tenere nascoste le fotocamere: erano istanti magici. Forse è stata proprio la consapevolezza della meraviglia del momento che ci ha fatto scegliere qualche sguardo in più, piuttosto che un'immagine scattata.

E continuavamo a chiederci: perché sembrano più sereni i cani di strada rispetto ai cani di proprietà? Ci pensiamo, ci costruiamo teorie che per il momento restano tali.

Non conosciamo a sufficienza il tessuto sociale ed il territorio per trarre delle conclusioni, ma torneremo al più presto per provare a capirci qualcosa di più.

Abbiamo molti dubbi riguardo l'abitudine di uccidere i cani che si avvicinano troppo al territorio umano ma ne abbiamo altrettanti per l'abitudine di imbarcare i cani di periferia in aereo per l'Inghilterra.



A qualche settimana dal ritorno, la riflessione che portiamo a casa da questa esperienza è legata più a noi umani che agli animali e, paradossalmente, tocca la realtà italiana molto da vicino: in un'epoca di staffette e adozioni via Facebook (nella speranza di migliorare le condizioni di vita dei cani di strada), siamo sicuri di fare sempre del bene agli animali?


In questa isola sperduta nel Mediterraneo orientale abbiamo visto un naturale equilibrio tra gli animali in libertà, un equilibrio che non abbiamo visto nei giardini delle case con le catene troppo corte, le ciotole troppo vuote, i proprietari troppo distanti.


Un altro fattore che risulta problematico è l'accumulo di rifiuti nei luoghi ai margini delle città.

Ciò che riteniamo sia da buttare per noi umani, diventa risorsa per un altro essere vivente. Se non desideriamo che un luogo si popoli di animali possiamo provare a gestire meglio i rifiuti/risorse, piuttosto che risolvere il problema uccidendo i cani.


Ci viene naturale pensare che la soluzione non sia solo quella di imbarcare i cani verso l'Inghilterra, ma anche abituare la popolazione a riflessioni più profonde riguardo il fenomeno del randagismo.

Tutti gli animali che abbiamo visto sulle strade hanno una storia individuale che crea inevitabilmente conseguenze sulla possibilità di inserimento in un ambiente umano.

Ogni storia è a sé stante, ogni individuo (e ogni gruppo di individui) ha un vissuto ed un possibile sviluppo che va trattato con rispetto, senza la convinzione (tutta umana), che basti spostarli per risolvere le dinamiche del territorio.


I cacciatori che "perdono i cani", le istituzioni che si disinteressano alle tematiche del randagismo, le singole persone che (non conoscendo le necessità etologiche degli animali), scelgono di occuparsene autonomamente prendendo decisioni che rischiano di essere lesive per la vita degli individui, le organizzazioni private che non riescono, ovviamente, ad occuparsi di un fenomeno pieno di risvolti difficili da comprendere in profondità.


Non crediamo di conoscere a sufficienza questa realtà per capire come si possa cambiare la situazione, ma queste domande ce le poniamo in continuazione.

Ecco perché torneremo al più presto a scoprire anche le periferie delle città della parte occupata, quelle di Cipro Nord, oltre la Green Line, dove ci è sembrato di trovare un mondo diverso, fatto di equilibri differenti da quelli che spesso vediamo in Europa.

Eppure quel mondo, apparentemente così distante, ci ricorda di guardarci per primi allo specchio e di chiederci: come viviamo queste dinamiche qui da noi, nel Mediterraneo centrale? Siamo davvero così diversi oppure i tranelli in cui rischiamo di cadere non sono poi così dissimili dai loro?

Il randagismo, il fenomeno dello spostamento delle masse di cani, le staffette, lo stato che gestisce le dinamiche in maniera discontinua e talvolta confusa, la mancanza di informazioni corrette sulle dinamiche in atto sul territorio, sono problematiche che riconosciamo anche qui in Italia.

Anche per questo motivo non ci viene in nessun modo da giudicare un mondo così distante geograficamente, seppur così simile, una volta guardato nel dettaglio.

A presto, Cipro! Torneremo a chiederti come va.


N.B.Una volta tornati, abbiamo ricevuto numerosi messaggi da parte della signora che si occupa di adozioni e imbarchi verso il Regno Unito, la quale ci ha detto di aver avuto dei contrattempi in quei giorni. Si è scusata sinceramente e ha chiesto di poter collaborare in futuro per lo sviluppo di un progetto che si occupi di sensibilizzare all'argomento. Abbiamo inoltre mantenuto i contatti con tutte le persone incontrate sull'isola, nella speranza di tornarci ed approfondire alcuni dubbi che ci stanno ronzando in testa. Hai domande? Dubbi? Sei stato anche tu sull'isola e vuoi condividere con noi l'esperienza? Se vuoi tornare lì insieme a noi a scoprire qualcosa di più di Cipro Nord non esitare a contattarci. Non vediamo l'ora di parlarne più approfonditamente con altri appassionati di uomini e di animali che ci convivono più o meno da vicino.


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