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"Non dimenticare chi eri"

Oggi ho aperto gli occhi e tutto era diverso. Quando la sveglia è suonata ho sorriso ed ho pensato alla giornata di ieri. Ho ripensato alla pizza con cui Simo ed io abbiamo festeggiato, alla sensazione di pace con cui ho chiuso gli occhi ieri sera. E poi mi sono guardata intorno, ero di nuovo a casa, con un sogno che non è più nel cassetto, ma dentro di me.



Ricordo il giorno in cui ho preso la decisione. Era un periodo difficile, faceva freddo ed avevo scoperto da poco che l'azienda per la quale lavoravo stava per chiudere le sue filiali in Trentino. Ogni sera uscivo dal lavoro e tornavo a casa in bici pensando a come rendere quel momento difficile un punto di partenza positivo per il futuro.

Poi un'illuminazione improvvisa: voglio diventare educatrice cinofila.

Perché?

"Perché no!", mi sono risposta.

Da anni ormai vivevamo con Aran. Avevamo provato a contattare diversi educatori cinofili, con diverse idee riguardo l'educazione. C'era chi sosteneva che il problema di Aran fossimo noi, altri dicevano che ad avere la colpa erano i personaggi strani che si occupano di importare cani non svezzati dall'Est-Europa.

Ero davvero stanca di sentire opinioni sempre diverse e di doverle pagare fior di quattrini senza vedere miglioramenti nella nostra quotidianità, senza vedere il mio cane viversi meglio la vita.

E allora ho cominciato a cercare informazioni riguardo i corsi in Italia, le sedi delle scuole nella mia zona, i siti che mi convincevano di più. Cercavo di capire se tutte le scuole di educazione cinofila tendevano a trattare i clienti in quel modo poco gentile che avevo, fino a quel momento, conosciuto io.

Poi un'altra illuminazione: "Aspetta, se non mi sbaglio ho un'amica dell'Erasmus che fa l'educatrice cinofila, le avevo chiesto aiuto durante il primo periodo con Aran! Ora provo a chiedere a lei!"

E così, due mesi dopo (finito il contratto di lavoro, ricevuta l'ultima busta paga, e ritornata dalla piccola pausa sul cammino di Santiago), ero seduta sulla sedia di quell'aula che sarebbe diventata come una seconda casa, circondata da sconosciuti che sarebbero poi diventati amici, in preda alle mie solite paranoie da "non conosco nessuno, cosa penseranno di me?", "Sarò vestita in modo corretto per la situazione?".

Ricordo come fosse ieri la prima frase del nostro tutor*:"Per poter aiutare i proprietari ed i loro cani è importante che non dimentichiate mai chi siete stati fino ad oggi, prima di iniziare a diventare educatori cinofili".

*il tutor è come un professore dell'università, ma ti segue durante tutte le materie e si occupa delle esercitazioni pratiche che vengono svolte durante ogni giornata di corso.

All'interno delle struttura della scuola, sono figure formate appositamente per prendersi cura dei corsisti dall'inizio alla fine del percorso.

E da quel momento, il corso EC122BO cominciava a prendere forma.

Un week-end al mese, fino ad oggi, è stato dedicato a questo percorso.

Adoro ripensare alle prime volte, quando cercavo di pernottare a Ferrara, in ostelli economici, in modo da poter spendere più soldi in enogastronomia Emiliana.

(Se avete bisogno di consigli sui ristoranti di Ferrara, non esitate a scrivermi, ormai sono davvero esperta).

Dare la priorità alla qualità del cibo piuttosto che a quella del letto dove dormire è stata una decisione che mi ha portata in situazioni meravigliosamente surreali. Tra tutte, amo ripensare al centro di accoglienza profughi di Ferrara che, a pagamento, accoglie anche turisti.

Meravigliosa la cena in giardino, tra ragazzoni di ogni nazionalità, esterrefatti dalla presenza di una persona di sesso femminile all'interno del centro, per giunta di sembianze europee.


E poi le gite in Romagna per festeggiare il compleanno in compagnia di una cara amica e compagna di corso.

E la mia paura di morire di infarto a causa dello strutto nelle troppe piadine ingerite.

E il formaggio fatto in casa.

E le meravigliose perversioni alimentari tutte Emiliane/Romagnole.

E gli scioglilingua in dialetto.

E le differenze tra tortellini, cappelletti, cappellacci.

E le nonne che a natale producono autotreni di cibo.


Con l'aumentare del mio peso, pian piano, prendevo coscienza del valore reale del percorso che stavo seguendo.

Ogni domenica sera, quando prendevo il treno dalla stazione di Bologna verso casa, ripensavo alle emozioni vissute, a come pian piano, stavo diventando una persona diversa.

A come le paranoie si stavano trasformando in curiosità e domande.

Poi tornavo da Simone e Aran, che mi recuperavano in stazione a Rovereto ogni mese più puzzolente, ogni mese più sorridente.

Di mese in mese Aran riusciva ad avvicinarsi sempre di più ai treni senza abbaiare e la nostra relazione diventava sempre più profonda. Con il passare dei mesi e l'aiuto di un amico è arrivata una chiave di lettura nuova riguardo le difficoltà di Aran con il mondo.

Da quel giorno, 8 mesi fa, tutto è stato in discesa.

Con il nono modulo ho iniziato il tirocinio ed ho cominciato a capire in che mondo mi stavo inserendo.

Ho vissuto per mesi tra Bologna e il Trentino, tra bufere di neve, zecche, pianti, risate, amici nuovi che non dimenticherò mai, chili di libri da leggere e ricordare, ore ed ore in canili sparsi per il Nord Italia, tentativi di farmi capire e di capire una specie animale che sta così vicina all'uomo ed è spesso così poco compresa.

E poi con l'undicesimo modulo qualcosa era cambiato. Ormai Aran viveva una vita equilibrata, le risate che ci regalava erano più delle preoccupazioni. Era arrivato il momento di portarlo con me al corso, a vivere l'avventura insieme agli altri cani e presentare ai miei compagni di corso il mio socio a quattro zampe.

Non è stato sempre facile, l'ultimo giorno, ad Aprile, ho versato molte lacrime al pensiero di non tornare mai più in quell'aula dove ormai ero cresciuta. Al pensiero di non rivedere più gli amici con il quale avevo condiviso uno dei viaggi più emozionanti della mia vita.


Era arrivato il momento dell'esame di valutazione.

Avevo molti pensieri in testa, non sempre mi sentivo all'altezza della situazione, non sempre avevo l'impressione di aver imparato abbastanza per diventare una professionista.

Per un mese ho tenuto la sveglia alle 06:00 di modo da studiare qualche ora prima di andare al lavoro. Ho rinunciato per settimane ad uscire a passeggiare con Aran e Simone (a cui non dirò mai abbastanza grazie).

Qualche giorno prima dell'esame ho preso la decisione di tornare all'associazione dove avevo svolto il tirocinio per entrare in una sorta di concentrazione pre-esame.

Mai decisione fu più geniale.

Nessuno voleva lasciarmi studiare, ognuno di loro era passato per quel momento ed era sopravvissuto. Ognuno di loro voleva aiutarmi a stemperare la tensione del momento con un sorriso. Impedendomi di studiare.

Non avevo voglia di deludere me stessa, chi mi era stato vicino, non avevo voglia di deludere neanche loro, che negli ultimi mesi mi avevano aiutata così tanto.

Nonostante i loro tentativi, studiavo continuamente, ma pensavo più al momento dell'esame che a quello che stavo leggendo.

Alla mattina andavo a correre all'alba con il sole rosso della pianura che rendeva i paesaggi ancora più magici. Accanto a me Rou, un altro compagno di strada (un meraviglioso Border Collie con alcuni dilemmi mentali simili ai miei) di proprietà del presidente dell'associazione che mi ospitava.

Correvo figurandomi il momento della valutazione, l'aula, la luce che entra dalle finestre, gli argomenti più difficili del percorso, le mie lacune.

Sabato sera abbiamo riso un sacco a casa, tra amici, cani, chiacchiere e tante domande a persone più formate di me.

Non dimenticherò mai la mia domanda: "e se faccio scena muta?"

E la risposta:"Se la commissione riesce a farti stare zitta 5 minuti meritano un premio!"


E poi, domenica mi sono svegliata di ottimo umore. Una cara amica mi recupera, mi carica in macchina e mi porta verso la sede della scuola. (anche lei aveva già vissuto il momento dell'esame di fine percorso).

Del viaggio in macchina ricordo il volume altissimo della musica dei Pink Floyd, la tappa alla pasticceria S.Marco, caffè e cannoli siciliani, due a testa, il batticuore entrando a scuola.

E poi la giornata intera sotto il porticato attendendo il mio turno, il sonno, Simone ed Aran che arrivano a trovarmi direttamente dal Trentino e poi vanno a mangiare piadine (perché loro non ne hanno mangiate tante quante me nell'ultimo anno e mezzo).

E poi il cuore a mille e: "Claudia, tocca a te".

Non ricordo tutto lucidamente, e non saprei descrivere le emozioni. Ricordo solo la sensazione positiva sedendomi sulla sedia. In quel momento mi sono detta: "Mi sento bene, sono sicura di me".

E forse è stato premiato anche questo, forse oltre alla teoria, oltre alle esercitazioni pratiche è stato proprio questo a fare la differenza: ho vissuto il percorso in maniera così intensa che oltre alla relazione con il mio cane ho migliorato anche quella con me stessa.

Non so quanto sia durato l'esame, non ricordo tutte le domande a cui ho risposto. Sinceramente non ricordo neanche la parte dell'esecuzione pratica.

Ricordo il momento in cui mi hanno richiamata in aula per il responso.

Il sorriso con cui mi hanno accolta, i consigli per il mio futuro nel campo della cinofilia ed un complimento che non scorderò mai: "Non perdere la tua bellezza sincera. La genuinità è un enorme pregio in questo settore".

E poi gli abbracci, i saluti, la telefonata a Simone, il viaggio di ritorno ancora emozionata, il sonno.

Ed ecco perché oggi, aprendo gli occhi mi sono detta: "nulla è come prima!"

Non lo è, non lo sarà mai più.

Da oggi non devo più realizzare un sogno. Da oggi si inizia una nuova strada. Insieme a Simone, che mi supporta sempre, ed insieme ad Aran, che oggi è un cane meraviglioso.













di Claudia Negrisolo

Educatrice cinofila FICSS