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Sopracciglia velocissime: Rocky diventa Aran

Aggiornato il: 18 gen 2018



In quel periodo facevamo quasi tenerezza. Simone ed io eravamo carichi di ottimismo!

Lui si stava laureando, io ero appena tornata in Italia dopo un anno in Svizzera e vivevamo a Padova da alcuni mesi.

Eravamo convinti che nulla potesse andare storto nella nostra nuova vita da giovani ragazzi intraprendenti e innamorati.

Con tutti questi straordinari propositi ci siamo detti "ma perché non ci prendiamo un cane?".

"Ma ti immagini quante cose potremo fare con lui? Andare in montagna, portarlo a correre con noi ecc..".

La Claudia di oggi direbbe "Sì, bravi, certo, sembra tutto facile... ma non lo è sempre e per forza".

Soprattutto se vai al canile e scegli (sia chiaro, eravamo inconsapevoli) il cane scomodo, quello con l'indice di adottabilità pari a zero.

Ma allora, se era così complesso, perché i volontari del canile ci hanno permesso di adottarlo?

Questa è una domanda che mi sono posta per anni ed ancora non sono stata in grado di rispondermi con certezza.

Sicuramente hanno visto in noi dell'ingenuità e hanno optato per l'omissione dei "dettagli" riguardo le complicazioni che Aran avrebbe potuto trovare nell'ambiente urbano.

Probabilmente l'hanno fatto in buona fede, pensando al bene del cane. Ma non ne sono sicura.

Dare in adozione cani senza prestare attenzione al profilo dell'adottante e del cane stesso ha delle conseguenze non sempre prevedibili. L'ho imparato sulla mia pelle, prima ancora di cominciare a frequentare canili e corsi di educazione cinofila.


Quindi entriamo in canile, facciamo qualche giro parlando tra noi, finché una delle volontarie ci raggiunge e ci dice "ho quello giusto per voi, sembra un labrador, ha circa un anno, è stato portato qui da una famiglia di origine romena".


Andiamo verso il suo box. Un box molto piccolo. I cani dei box accanto erano divisi a coppie. Lui era da solo (perché ho notato questo dettaglio solo 2 anni dopo?).


I volontari ci dicono "entrate con lui".

Aran (al tempo Rocky) è la cosa più coccolosa, adorabile e sgangherata del mondo.

Ci salta addosso, muove velocissimo le sopracciglia nere ed è già fatta.

IPNOTIZZATI.

Simone dice "è lui" (che talento decisionale NdR). "Sei sicuro?" dico io."Sì, torniamo a prenderlo tra 3 giorni".

Ecco com’è andata.

Nessuno ci ha detto "è stato sequestrato per maltrattamento, ha delle brutte cicatrici sulle zampe posteriori, non sa cosa sia il guinzaglio né la pettorina, non ha mai socializzato con altri cani, è cresciuto in un recinto da solo ed ha ricevuto visite solo qualche volta a settimana, fino a un mese fa quando è arrivato in canile, ha degli atteggiamenti che fanno pensare ad un periodo troppo corto passato con la madre, è in piena adolescenza, è pieno di paturnie tutte sue, ecc..".

( il capitolo PATURNIE DI ARAN verrà trattato in seguito con perizia e minuziosità).


Da quel giorno è iniziata una fase davvero difficile della nostra vita, una fase che ci ha portati ad essere quelli che siamo oggi, che ci ha fatto scegliere di vivere nel posto più bello del mondo (almeno per noi 3), a dedicare gran parte del nostro tempo libero alla vita all'aria aperta e ad accorgerci che questa abitudine rende la nostra vita decisamente migliore.

Ci siamo messi alla prova, ci siamo scontrati, ci siamo uniti (ogni giorno di più), abbiamo affrontato prove impegnative per una coppia così fresca e ingenua, ma se oggi siamo così forti è anche perché Aran ha reso la nostra vita migliore.

Ma non da subito...

Il prossimo capitolo vi racconterà perché!



(Non fraintendete: adottare in canile è una cosa meravigliosa, se l'adozione viene seguita in maniera consapevole, se la decisione che prendete è affine alla vita che conducete regolarmente.Noi abbiamo avuto un pò di "sfortuna", ma la maggior parte delle volte non ci si trova in situazioni così assurde).

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di Claudia Negrisolo

Educatrice cinofila FICSS