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Tempesta Vaia: il rumore del bosco spezzato

Lui era lì quella notte. Era di servizio con i volontari dei Vigili del Fuoco. Si ricorda bene come è trascorsa la notte e ci racconta come è stato il risveglio del giorno dopo, come cambiano le cose sulle Dolomiti, nei luoghi in cui non ci sono più i boschi a fermare il vento che anticipa il temporale.


Passo Lavazè 7 agosto 2019



Stiamo salendo i tornanti del passo Lavazé, sul confine tra la provincia di Bolzano e quella di Trento.

Abbiamo fissato da tempo questo appuntamento e ci teniamo particolarmente, soprattutto perchè sappiamo che ci racconterà la sua storia davanti ad un'ottima fetta di torta fatta in casa.

Non è una giornata calda, anzi. Siamo in viaggio da più di un'ora e cominciamo ad incontrare il paesaggio lunare che ormai ci stiamo abituando ad attraversare per raggiungere il Corno Bianco.


Lo chiamiamo "lunare" perché non abbiamo ancora trovato altri termini che possano descrivere la sensazione di vuoto che lascia la scomparsa di un bosco.

Si, quel bosco è scomparso. Non é l'unico, sono molti i boschi abbattuti l'anno scorso dal maltempo che ha attraversato il Triveneto tra il 26 e il 29 ottobre 2018.

Intorno a me vedo una radura secca, vedo gigantesche macchine al lavoro, strade forestali costruite tra le macerie degli alberi abbattuti.


Abbiamo scelto di partire da qui perchè questo è il bosco che amiamo di più, il bosco in cui io sono cresciuta, in cui ho passato le estati da bambina, dove ho imparato ad amare la flora e la fauna che ci circonda.

Mentre arriviamo da Philipp, penso al bosco dove mio nonno mi insegnava a trovare i funghi, mia nonna mi faceva raccogliere i mirtilli, dove ho imparato ad orientarmi, a tornare a casa quando arrivano i nuvoloni carichi di pioggia. Da piccola mi facevo ripetere in continuazione i nomi delle cime delle montagne che si vedono da lì. Conosco gli odori, i sentieri, i segreti che mia mamma mi racconta sempre un po' divertita: lei, a differenza mia, quissù ci è nata e cresciuta.

Sorride nel vedermi così affascinata dal suo mondo. Nonostante tutto resto sempre una cittadina per lei. Questi mondi sono i suoi ed è stata lei ad accompagnarmici.


Philipp di fronte al vecchio fienile, trasformato nel locale per eventi "Mansuet's"

Per noi (e per Aran di riflesso) quel posto è una tana, il luogo dove far perdere le tracce di noi.

In cima all'abitato di Redagno, oltre la casa della mia famiglia materna, si scorge una baitina di legno. I Proprietari non vivono lì. Sono molto gentili con noi e ce la prestano sempre volentieri, sapendo che rispettiamo i loro spazi e la lasciamo più pulita di come la troviamo.


Noi viviamo più a Sud. A Ceniga la tempesta Vaia non ha abbattuto alberi.

Ha riempito i fiumi di detriti, ha abbassato la temperatura del lago creando danni alla fauna lacustre, ma questa è un'altra storia.


La IsiHütte, verso il Corno Bianco, è un posto magico, un ristorante e rifugio dove il tempo e lo spazio assumono un altro significato. Sta lì, a fondo valle, di fronte ad uno spettacolo incredibile: le Dolomiti.


Abbiamo appuntamento con Philipp che, oltre ad essere il miglior produttore di canederli del mondo, insieme a sua moglie Isi è il gestore e proprietario di questa meraviglia.


Sono entrambi molto giovani, eppure mantengono quell'amore per le tradizioni e per le loro origini che gli invidio.

Ciò che più mi colpisce quando parlo con loro della Natura e degli animali con cui vivono, è la profonda conoscenza che hanno del benessere animale e della comunicazione con le diverse specie.


"la natura non è solo quello che vedi, ma sta negli equilibri che sa mantenere autonomamente. Gli stessi equilibri che l'intervento umano sta spezzando".

Loro non hanno bisogno di seminari sulla comunicazione tra specie differenti, loro la vivono ogni giorno e si vede nei dettagli.

Sanno rispettare gli spazi degli animali, ne riconoscono l'individualità, li rispettano e creano loro l'ambiente adatto per vivere in maniera decorosa intorno alla Malga.

La mucca fa la mucca, la pecora fa la pecora, la gallina fa la gallina e il lama fa il lama.

Si, c'è anche Freddy il lama.

D'altra parte, se il clima cambia, bisogna stare al passo con i tempi.

Ecco, in questa cornice a metà tra realtà e fiaba, ci troviamo con Philipp, volontario dei vigili del fuoco che non dimenticherà mai la tempesta Vaia.


Ci racconta che quella notte era in caserma quando arrivò la prima telefonata. Un uomo della frazione più a valle aveva visto cadere un albero.

L'allerta della Protezione Civile era già arrivata il giorno precedente. Sapevano che sarebbe arrivato un temporale grosso, ma nessuno aveva idea della potenza con cui avrebbe colpito la zona.


Fuori dalla caserma fischiava un vento forte. La gente della zona lo dice spesso "ultimamente i temporali sono preceduti da forti raffiche di vento". Fino a qualche anno fa non succedeva, ci raccontano.


Philipp esce a vedere se sia il caso di mettersi in marcia per andare dall'uomo che ha chiamato. Mentre si muove, un fulmine colpisce un punto abbastanza vicino da farlo rientrare pensando sia il caso di posticipare l'intervento. Giusto il tempo di far passare il peggio.


Ma il peggio doveva ancora arrivare.


Pioveva fortissimo e cominciavano a ricevere telefonate da parte di persone in difficoltà lungo la strada.

I volontari scrutavano continuamentee la notte aspettando l'istante giusto.

Improvvisamente un black out, non c'è più elettricità. Nella vallata è tutto buio e il telefono non smette più di squillare. Ora arrivavano anche chiamate da parte dei colleghi di altri comuni.


"Quando finalmente usciamo, improvvisamente intorno a noi il vento è fermo. In un surreale momento di calma, in lontananza, dal bosco sopra di noi, proprio verso la IsiHütte, si sente un rumore assordante"

Li il vento superava i 160kmh. Quello era il rumore che stava modificando per sempre il territorio intorno a loro.

Ma è buio e loro come fanno a saperlo?

Come fanno ad immaginarsi che quel rumore non lo dimenticheranno mai.


"Un bosco che si rompe fa un rumore che non si può descrivere". Un rumore che tornerà alla mente ogni volta che arriverà un temporale anticipato dal vento. Un rumore che la tua testa tirerà fuori quando ripenserai a quegli alberi che hai visto crescere e oggi, insieme a tutta la comunità, ad un anno di distanza, stai ancora lavorando per sistemarli.


Ma i volontari, in quell'istante, non sono ancora consapevoli di ciò che sta succedendo nelle province di Bolzano, Trento e Belluno. Le notizie arriveranno con il passare delle ore, dei giorni. Quando tornerà l'elettricità. Per qualcuno arriveranno qualche ora dopo, per altri bisognerà aspettare giorni, anche più di una settimana.

Quella volta Simone ed io arrivammo a Redagno solo qualche giorno dopo per aiutare a sistemare la baitina, la nostra casetta nel bosco.

Un albero era caduto sul tetto, rendendola praticamente inutilizzabile.

In quel giorno abbiamo incontrato le facce della gente che lavorava lungo le strade.

Non abbiamo visto lacrime, se non le mie.

Erano le 6 del mattino la prima volta che siamo tornati ad aiutare. Da quel giorno, ogni volta che torniamo a Redagno, a quell'ora si sentono i macchinari in funzione. Non ci si ferma mai. Eppure il bosco sembra ancora un cantiere lunare.


Quella mattina sentivamo mormorare: "abbiamo paura".

Vedo ancora la faccia di una donna che proprio quel giorno mi disse " bisogna fare qualcosa, il clima ci ucciderà".


Esattamente in quell'istante abbiamo deciso di percorrere l'Italia e ascoltare le storie di chi vede il mondo cambiare fuori dalla finestra, di chi non ha bisogno di seguire il telegiornale per capire che il mondo lì fuori sta cambiando.


Quel giorno abbiamo iniziato a parlare con le persone che provano ad agire in maniera responsabile, consapevoli del proprio impatto sull'ecosistema del nostro pianeta e abbiamo deciso di raccontare le loro storie, affichè quel rumore assordante del bosco che cade rimbombi nelle orecchie di tutti e ci impedisca di rimanere indifferenti.



Un grazie infinito a chiunque abbia aiutato o sta ancora aiutando questi territori a tornare in equilibrio, a tornare natura il prima possibile.


Grazie a Philipp, il mio super cugino di cui sono orgogliosa e a cui auguro di cuore di continuare a vivere la natura con questo rispetto.

Spero che sempre più gente segua il suo esempio e lavori in maniera sostenibile e consapevole di trovarsi all'interno di un ecosistema da tutelare


Grazie a chiunque racconti la sua esperienza e a chi, come noi, quella notte ha imparato a cambiare la propria vita, consapevoli di far parte di un tutto.


La tempesta Vaia ha provocato 8 morti e 2.809.400.000 € di danni stimati tra il Trentino Alto Adige, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia.

Se vuoi saperne di più: contattaci! simo felici di raccontare e farci raccontare ogni storia di cambiamento climatico.

Magari passeremo proprio per il tuo paese e sarai tu stesso il protagonista di uno dei prossimi racconti.


Vuoi assaggiare i migliori canederli del mondo? La IsiHutte ti aspetta, nel suo mondo fatto di uomini e animali, natura e prodotti biologici









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di Claudia Negrisolo

Educatrice cinofila FICSS